
«Un altro ramo si trasportò in vicinia di S. Pietro e rimaneggiò l’edificio, ricostruendo la facciata ed alzando un portico che, giunto fino a noi, è uno dei più importanti monumenti civici di Reggio».
Antonio Fulloni, “Reggio Emilia, Italia Artistica”, 1934

Palazzo Fontanelli Sacrati è riconosciuto come uno dei più importanti monumenti civici di Reggio Emilia. La sua storia inizia formalmente nel 1451, anno in cui l’edificio fu venduto dalla dinastia dei da Correggio alla nobile famiglia reggiana dei Fontanelli.
Rinascimento e Architettura
I Fontanelli intrapresero un’importante opera di ristrutturazione e ammodernamento. Nel 1492 ricostruirono la facciata e alzarono il portico sulla Via Emilia. Questo intervento cade in un anno cruciale, segnando lo spartiacque tra il Medioevo e l’epoca Moderna. Il risultato di questi lavori, protrattisi fino ai primi decenni del Cinquecento, fu un edificio eterogeneo che mescola l’arcaismo romanico quattrocentesco e il classicismo rinascimentale. Sebbene l’identità dell’ideatore sia incerta, oggi si tende ad associare il disegno del palazzo alla scuola di Biagio Rossetti (1447-1516), l’architetto protagonista dell’Addizione Erculea di Ferrara, città all’epoca capitale del ducato Estense.
Lucrezia Borgia e gli Este
Il palazzo fu spesso utilizzato dagli Este, i potenti signori di Ferrara di cui Reggio era vassallo, anche come palazzo dei tributi. L’episodio più famoso risale al 1505, quando Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI e moglie di Alfonso d’Este, vi soggiornò per fuggire dalla peste e dare alla luce il figlio Alessandro. In onore della duchessa, un tempo abile promotrice dell’arte della seta in città, la seconda finestra dell’ala di levante fu battezzata la “Finestra di Lucrezia Borgia”.
Il Passaggio ai Sacrati e l’Età Moderna
Nel 1649 la proprietà passò alla potente famiglia Sacrati, originaria della Toscana e già legata agli Este. Il palazzo, che da allora prese il nome di Palazzo Fontanelli Sacrati, fu utilizzato come caserma dalle armate di Napoleone fino al 1815. Nel 1902 l’edificio fu acquistato da Eugenio Terrachini, un “appassionato cultore dell’architettura del Rinascimento”. Terrachini documentò in un saggio il grande restauro del 1928-29, intrapreso per impedire alla parte centrale di subire le deturpazioni che avevano alterato le ali contigue. Questo restauro, in linea con le teorie dell’epoca, ridisegnò ampie porzioni dell’edificio, ripristinando l’antico porticato del cortile e la loggia cinquecentesca, con l’obiettivo di restituire al palazzo il suo “magnifico e splendido esempio di architettura cinquecentesca”. All’interno, lo scalone è impreziosito da un dipinto ottocentesco che raffigura l’Aurora sul cocchio, un tema (Carro Solare) che simboleggia il potere della famiglia committente. Nel salone principale, con un soffitto a cassettoni alto oltre 6 metri, si trova una tempera a muro che rappresenta le tre Arti maggiori: musica, poesia e pittura.
